{"id":432,"date":"2022-10-13T17:35:37","date_gmt":"2022-10-13T15:35:37","guid":{"rendered":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/?p=432"},"modified":"2022-10-28T07:55:50","modified_gmt":"2022-10-28T05:55:50","slug":"frate-formica-e-i-briganti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/?p=432","title":{"rendered":"FRATE FORMICA E I BRIGANTI"},"content":{"rendered":"<section class=\"kc-elm kc-css-467232 kc_row\"><div class=\"kc-row-container  kc-container\"><div class=\"kc-wrap-columns\"><div class=\"kc-elm kc-css-937643 kc_col-sm-12 kc_column kc_col-sm-12\"><div class=\"kc-col-container\"><div class=\"kc-elm kc-css-664640 kc_text_block\"><\/p>\n<p>Lungo il fiume Olpeta, alle propaggini della selva del Lamone, accanto ad una delle tante antiche vie francigene che collega, ancora, Farnese con Pitigliano, sommersi dalla vegetazione si trovano i ruderi di una chiesa, risalente al millecento e nota come Santa Maria di Sala (o Santa Marisala, come preferiscono chiamarla i farnesani). Sala era stato, probabilmente un centro amministrativo importante in periodo longobardo. In seguito fu sede di un castello che dominava un feudo di notevole estensione, compreso dapprima nella cosiddetta \u201cterra guiniccesca\u201d e quindi tra i possedimenti degli aldobrandeschi ed infine dei Farnese. Feudo durato fino all\u2019avvento di Napoleone nel patrimonio di San Pietro, che pens\u00f2 bene, agli inizi dell\u2019ottocento, di decretarne l\u2019estinzione.<br \/>Nel corso del dodicesimo secolo, quando ancora era in piedi il castello, venne costruita la chiesa, probabilmente su di un precedente luogo di culto, che, quasi sicuramente, era andato a sovrapporsi ad un antico santuario pagano, dedicato ad una qualche divinit\u00e0 protettrice delle sorgenti. Infatti, ancora oggi, da una bassa galleria naturale, formatasi nel travertino sgorga un\u2019acqua fresca e cristallina a cui per millenni erano state attribuite virt\u00f9 miracolose. Il liquido che fluiva dalla sorgente, prima di andare a disperdersi nei campi, attraversava, lungo un\u2019apposita canaletta, l\u2019unica navata della chiesa, ai piedi dell\u2019altare. <br \/>Nel 1190 il vescovo di Castro offr\u00ec la chiesa e le adiacenti strutture ad alcuni certosini, provenienti da Staffarda che, per qualche decennio, tentarono invano di mettere su un\u2019abbazia. Fallito il tentativo ed andati via i monaci, la chiesa pass\u00f2 sotto il rettorato di uno dei preti del clero di Farnese e la sua custodia e gestione venne affidata ad un eremita.<br \/>Nei secoli, a Santa Maria di Sala, di eremiti ne passarono tanti; pi\u00f9 o meno in odore di santit\u00e0 anche se, in qualche caso, il saio pi\u00f9 che un uomo di Dio, ricopriva un latitante, venuto da terre lontane, in un luogo dove erano sconosciute le sue malefatte.<br \/>Tra i tanti, alle soglie dell\u2019ottocento, si era creata un\u2019ottima fama, un umile fraticello serafico ed estremamente laborioso che tutti chiamavano: frate Formica. L\u2019eremita aveva restaurato la chiesa e gli annessi, ricaptato la sorgente, dividendo in due parti il rivolo d\u2019acqua che ne usciva. Un ramo continuava la sua azione taumaturgica, attraversando ancora la chiesa; mentre l\u2019altro provvedeva ad annaffiare l\u2019orticello di frate Formica in maniera tale che frutta ed ortaggi abbondavano in ogni stagione riempiendo la parca mensa del sant\u2019uomo, le tavole imbandite del clero farnesano ed i cesti di tanti poveracci venuti a mendicare un po\u2019 di cibo. Sta di fatto che, sia per la virt\u00f9 miracolosa dell\u2019acqua, sia per i frutti dell\u2019orto, sia per l\u2019amabilit\u00e0 dell\u2019eremita, sia perch\u00e9 la sosta nella chiesa, lungo una via polverosa e malagevole, rappresentava un dolce refrigerio, col tempo sempre pi\u00f9 gente si fermava a Santa Maria di Sala e tra una chiacchiera, una bevuta e qualche ave maria, il luogo di culto divenne famoso e frate Formica inizi\u00f2 ad emanare odore di santit\u00e0. Nella chiesa, accanto alla pila dell\u2019acqua santa, c\u2019era una cassetta di ferro per raccogliere l\u2019elemosina. Questa per secoli era rimasta quasi sempre vuota e solo qualche lisa monetina di rame vi era caduta, chiss\u00e0 come all\u2019interno.<br \/>Negli ultimi tempi invece cominciava a riempirsi di baiocchi con tale celerit\u00e0, che l\u2019eremita non faceva in tempo a distribuirne il contenuto ai poveracci; tant\u2019\u00e8 che il fabbro del paese fin\u00ec per costruire e regalare un cofano enorme, come quelli che racchiudevano i tesori dei pirati.<br \/>Anche questo cofano faceva presto a riempirsi e la chiesa campestre era diventata l\u2019attrazione dei poveri di tutto il circondario. Ad ognuno frate Formica dava secondo i propri bisogni, prelevando dalla cassa, che sembrava non svuotarsi mai. La domenica poi venivano in tanti, che non bastavano tre messe a contentarli tutti. Sembrava che si svuotasse il Lamone. Decine di vaccai, con la lacciara ingrassata col sego posta a bandoliera su un corpetto unto e bisunto ed un cappellaccio floscio in testa, messo alla \u201cdio ti fulmini!\u201d. Un\u2019infinit\u00e0 di caprai con i cosciali pelosi di pelle di cane, che sembravano un corteo di satiri pronti ad iniziare un rito orgiastico. Alcune brigate di carbonai, con i loro \u201cmei\u201d, talmente sporchi di nero che, frate Formica, ogni volta, si faceva il segno della croce spaventato, scambiandoli per diavoli. Una torma di donne il cui cicaleccio non si fermava mai, nemmeno all\u2019elevazione. In fondo, poi, un bel po\u2019 fuori dalla chiesa, comparivano sempre quattro uomini enormi, vigorosi, con certi barboni scuri ed occhi torvi; chiusi in lunghi pastrani di pelle unta di sego, che rispondevano al sacerdote, compiaciuti della loro voce tenorile.<br \/>Quando, finito l\u2019ufficio sacro, tutti se ne andavano, i quattro entravano in chiesa si sedevano nelle ultime file di banchi e sbirciavano, in apparenza distrattamente, il forziere con un fare da intenditori. La cosa si era ripetuta diverse volte, per cui un giorno il rettore chiam\u00f2 l\u2019eremita per metterlo in guardia. Probabilmente i quattro erano famosi briganti, forse gli stessi Saltamacchione e Corata con i loro compagni di delitti e tanto sbirciare voleva dire una sola cosa: che essi avevano l\u2019intenzione di rubare il cofano. Chiaro che di giorno, con quel via vai di gente, il furto era quasi impossibile; ma di notte, con la chiesa senza porte&#8230; Fu cos\u00ec che ogni sera frate Formica trascinava il forziere e lo chiudeva nella sua cameretta, nei pressi del letto; certo di averlo messo al sicuro. Ma i briganti, perch\u00e9 erano briganti, non volevano rinunciare alla preda e, pensa che ti ripensa, trovarono il modo di impadronirsi di quel ben di Dio.<br \/>Da tempo l\u2019eremita, vuoi perch\u00e9 ormai avanti nell\u2019esercizio della santit\u00e0, vuoi per i lunghi digiuni ed astinenze, vuoi per la forzata solitudine notturna, aveva iniziato ad avere delle visioni e a sentire voci celestiali, ancora non ben chiare; ma sicuramente provenienti dall\u2019alto. In particolare, negli ultimi giorni, tutte le notti, quando il buio era pi\u00f9 fitto, una bella voce virile, suadente e lontana lo chiamava: \u201cFrate Formica! Frate Formica!\u201d E poi si perdeva tra i fruscii della notte. Il povero uomo non poteva capacitarsi e temeva ed aspettava ogni sera il ripetersi dell\u2019evento. Ogni volta la voce era pi\u00f9 chiara e l\u2019invito pi\u00f9 nitido: \u201cFrate Formica! Frate Formica!, pecorella di Dio, sono Ges\u00f9 e ti voglio portare con me!\u201d. L\u2019eremita si dava i pizzicotti per capire se stava sognando; ma il richiamo era reale. <br \/>E cos\u00ec avanti per varie notti, con la voce sempre pi\u00f9 melliflua e suadente ed il fraticello sempre pi\u00f9 convinto di essere chiamato a godere del paradiso.<br \/>Una notte senza luna, l\u2019invito celestiale tardava a venire ed il frate, stanco per il lungo giorno di preghiera e lavoro, si addorment\u00f2 beatamente. I briganti salirono silenziosamente sul tetto della sua cameretta, tolsero, senza far rumore, alcune tegole e calarono due corde. Subito ed improvvisa squill\u00f2 la voce tanto attesa \u201cFrate Formica! Frate Formica! Sono Ges\u00f9 e ti voglio portare in cielo con me.\u201d Il frate si svegli\u00f2 e tutto beato esclam\u00f2: \u201cDimmi o mio Signore\u201d. Di nuovo la voce, suadente e melliflua come non mai inizi\u00f2 a replicare: \u201cFrate Formica, ti porter\u00f2 in paradiso assieme alle tue opere; per\u00f2 tu qualcosa devi fare!\u201d \u201cCosa o mio Signore?\u201d \u201cFrate Formica, non accendere candela o lanterna, cerca nel buio e troverai due funi. Ad una legherai il cofano che racchiude le opere pie tue e dei fedeli ed all\u2019altra ti legherai tu stesso. Fai bene attenzione a stringere bene i nodi, in modo che tu ed il forziere non possiate cadere.\u201d Pieno di santo entusiasmo l\u2019eremita leg\u00f2 nel migliore dei modi il cofano, quindi, con l\u2019altra fune provvide a se stesso. Il forziere prese la via dei cieli in un battibaleno e quasi immediatamente scomparve. Dopo un po\u2019 frate Formica si sent\u00ec sollevare con una lentezza quasi esasperante fino alle travi del tetto. Fu allora che la voce suadente e melliflua si trasform\u00f2 in una risata sgangherata e corale. L\u2019eremita, in un attimo si accorse che qualcuno aveva lasciato la corda e che stava precipitando. E vide le stelle, non quelle per\u00f2 che sperava di vedere.<\/p><\/p>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":469,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-432","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storie_focolare"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/432","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=432"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/432\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":470,"href":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/432\/revisions\/470"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/469"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=432"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=432"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/sentierobriganti.altatuscia.vt.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=432"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}